La storia della ceramica
Cina
Giappone
Egitto
Grecia
Etruschi
Romani
Islam
La Maiolica in Europa
La Maiolica in Italia


INTRODUZIONE

La storia della terracotta e della ceramica è la storia dell'umanità. Non ho la competenza per scrivere una storia della ceramica perciò mi limito a riportare dei brevi cenni, più che altro delle curiosità che nelle varie letture su questo argomento mi sono rimaste impresse su quelle società estinte o no che hanno ideato tecniche, impasti e forme alle quali tuttora i ceramisti si ispirano. La parola ceramica deriva dal greco keramos (significa vaso di creta) e sta ad indicare tutti i manufatti utili o ornamentali che sono stati fatti con argilla e poi cotti. Terracotta: è il nome che si dà, in quasi tutte le lingue, alla ceramica non dipinta. La terracotta è soprattutto espressione di attività manuale volta alla costruzione di oggetti d'uso. La ceramica come espressione d'arte fa parte della storia dell'uomo da oltre 35.000 anni. La natura stessa della terracotta, fragile ma non deperibile, ha fatto si che i popoli antichi vengano studiati attraverso gli oggetti interi e i cocci o frammenti che sono giunti fino a noi. Da questi reperti si capisce l'evoluzione delle diverse società., si ricostruiscono i costumi religiosi, culturali e lo sviluppo socio economico e commerciale dei popoli. Le tradizioni delle ceramiche sono quelle più resistenti al tempo. Le varie fasi della lavorazione della ceramica hanno infatti molte variabili ed i ceramisti, una volta trovato un modo di fare personalizzato, ripetono le forme ed i colori tramandandone i segreti di generazione in generazione. Questo è anche un motivo per cui la conoscenza di alcune tecniche è andata irrimediabilmente persa. Si pensa che, come spesso capita, sia stata la casualità a far nascere il primo manufatto di terracotta. Gli uomini primitivi usavano sigillare con l'argilla i cesti che preparavano per trasportare l'acqua intrecciando il materiale vegetale di cui disponevano; ciò perché l'argilla allo stato plastico è impermeabile. Deve essere accaduto che uno di questi contenitori, a seguito di un incendio, sia capitato nel fuoco. La parte vegetale è bruciata facendo mantenere all'argilla la sua forma e l'impronta dell'intreccio. Quasi tutte le società, ed in ogni epoca storica, hanno prodotto opere che oggi sono considerate dei capolavori. Alcune di queste società hanno raggiunto livelli di espressioni artistiche molto alti. Non tutte le civiltà dal punto di vista artistico sono però emerse. La fabbricazione delle porcellane in Europa ebbe inizio per opera di J.F.Bottger nel 1709 a Meissen. Augusto il Forte aveva imprigionato un giovane alchimista ordinandogli di trovare la pietra filosofale, capace di trasformare in oro i metalli. Sperimentando e cuocendo varie terre e minerali, Bottger realizzò inizialmente un gres duro di colore rosso. Poi, nel 1708, usando un'argilla bianca che si trova nei pressi di Meissen, al posto dell'argilla rossa , creò una porcellana fine a pasta dura. In un primo tempo Bottger copiava forme e decori cinesi e giapponesi, in seguito viluppò una porcellana di stile europeo che imitava l'oreficeria e veniva spesso montata in metalli preziosi. Il suo segreto venne divulgato ed altre città diedero inizio alla produzione di porcellane come la Ginori a Firenze, quella di Capodimonte a Napoli e di Sevres in Francia, tuttora ben conosciute. Oggi la porcellana è diffusa in tutto il mondo e trova largo impiego in varie applicazioni, come candele dei motori, i sanitari, i chips del computer e tante altre.


CINA
La Cina è stato uno dei maggiori centri di produzione della ceramica ed in particolare nella sua forma denominata porcellana il cui commercio internazionale portò grande ricchezza al paese. L'opera più straordinaria realizzata in terracotta dai cinesi antichi sono le 6000 figure umane ed animali riprodotte a grandezza naturale, impressionanti per il loro realismo, scoperte a Xian e sepolte insieme al primo imperatore cinese Qin Shihuaang. Queste statue, che rappresentano tutta la corte del re, sembra che siano state cotte singolarmente all'interno di forni costruiti appositamente. Seguendo le indicazioni date da Confucio, queste figure dovevano sostituire i servi e le concubine sepolti vivi insieme ai loro padroni, come era consuetudine nell'età arcaica. I mingqi o "accessori per gli spiriti" cioè tutto il corredo funebre con cui dovevano essere sepolti i morti per evitare che, sentendosi soli o trascurati, ritornassero in vita provocando danni ai parenti, erano costituiti inizialmente solo da anfore di vino e vasi per i cibi. Successivamente accanto agli oggetti di uso comune apparvero oggetti in miniatura che raffiguravano animali domestici e soprattutto figure umane. La tradizione dei mingqi divenne nel tempo di una tale importanza e quantità che furono fatte delle leggi per fissarne misure e quantità in rapporto alla condizione sociale del defunto e porre freno ad una usanza che conduceva a volte le famiglie alla rovina economica. Come spesso capita, queste leggi non sempre venivano osservate, fino a quando verso il 1.000 a.c. subentrò l'uso dell'incenerimento ed i mingqi furono sostituiti da figure di cartone che venivano bruciate. La porcellana è sempre stata considerata l'espressione più alta dell'arte dai ceramisti. Forse i cinesi incominciarono a produrre una specie di porcellana già nel 1000 a.c. Sotto la dinastia Song i vasai cinesi composero una miscela di porcellana bianca molto lucida con la quale producevano manualmente oggetti dalle forme e dalle linee semplici, rivestendoli con uno smalto bianco. Essi scoprirono anche la cottura in riduzione, vale a dire diminuire la quantità di ossigeno nel forno nel momento preciso in cui piccole quantità di rame passavano dal verde ad una gamma di rossi morbidi, mentre il ferro dava il "verde giada" o celadon. La porcellana cinese si diffuse in Europa con l'arrivo del primo vaso che fu mandato al governatore di Damasco nel 1170 dal Saladino e la cui bellezza e delicatezza impressionò i mercanti italiani. Il termine porcellana deriva dall'italiano ed è il nome di una conchiglia orientale che i viaggiatori italiani in oriente associarono ai vasi cinesi dato che gli smalti di molti vasi avevano uno aspetto madreperlaceo. Sotto la dinastia Ming si ebbe un forte sviluppo nella produzione di porcellane. L'imperatore Hung-Wu fece costruire una fabbrica nella città di Ching-te-Chen presso Nanchino le cui vicine colline erano ricche di caolino, in cinese Kao-ling, che il componente principale della porcellana bianca.
I vasai cinesi realizzarono smalti dai toni particolari come il verde mela, il lavanda, il giallo Ming che nessun ceramista finora è riuscito a riprodurre. La porcellana cinese è un impasto formato da caolino, che è pietra in polvere e non si fonde rimanendo bianca anche dopo la cottura, alla quale aggiungevano un fondente detto "petuntze" (la pegmatite) che è invece una pietra bianca che veniva frantumata e macinata e, cuocendo a 1300°, diventa come una specie di cemento che racchiude la polvere di caolino. A questi ingredienti si aggiungevano quarzo e sabbia cristallina già fusa in polvere. L'impasto cosi ottenuto veniva mescolato con lunghi bastoni e schiacciato con i piedi e poi lasciato riposare per molti anni, alcuni pensano anche per 40 anni. Prima di foggiare il pezzo l'impasto veniva battuto per fare uscire l'aria. Gli oggetti si modellavano al tornio o con gli stampi. I vari pezzi che componevano gli oggetti venivano fatti asciugare per un anno e dopo saldati, quindi rifiniti accuratamente e rivestiti di uno smalto che dava loro lucentezza. Essi realizzarono anche la famosa porcellana a grano di riso, cosi chiamata perché in trasparenza si vedono delle macchie traslucide a forma di chicco di riso.

GIAPPONE
In genera le innovazioni nel campo della ceramica sono il risultato di nuove conoscenze dovuti a fattori casuali o di ricerca. La ceramica Raku invece è nata dall'influenza del pensiero zen applicata alla cerimonia del tè il cui scopo è quello di agire con calma e fermarsi per creare un momento di pace interiore, lontano dal caos del mondo, anche dl l'amore per la semplicità e per la natura che è caratteristica dell'arte giapponese. Si dice che il maestro del tè Rikyu, vedendo le tegole fatte da Chojiro rimanesse impressionato dalla aspetto grezzo e naturale e dalla granulosità degli smalti e ordinò a questi di realizzare delle tazze da tè . Chojiro le realizzò scolpendole con un coltello di bambù da un blocco. Esse avevano l'aspetto di un oggetto vecchio e molto usato, non avevano decorazioni e soprattutto non erano simmetriche ed erano fragili. Apparve evidente che queste tazze rispondevano ai canoni del pensiero zen perché portavano alla mente la transitorietà dell'aspetto terreno. L' ideogramma Raku significa "gioia o liberazione2, e veniva impressa sotto ogni tazza prodotta da Chojiro .. La tecnica prevedeva che l'impasto composto da argilla, sabbia e terracotta polverizzata fosse cotta a 800/900° gradi C, dopo la cottura fosse ricoperta da una smalto a base di ossido di piombo e messa nel forno già caldo a 700/800° C ed estratta quando lo smalto incominciava a fondere. Gli sbalzi di temperatura davano l'aspetto consumato. Queste tazze avevano inoltre la particolarità che oltre ad essere leggere difficilmente si rovesciavano quando il tè veniva frullato. Se ne produssero, in seguito, due tipi una invernale spessa e con un coperchio e una estiva sottile. Queste tazze incontrarono il favore dei maestri del tè tanto che Chojiro e suoi discendenti, che presero il nome di Raku, si dedicarono prevalentemente a questa produzione.

EGITTO
Gli egiziani furono i primi a smaltare e verniciare gli oggetti di ceramica, cosi che essi erano del tutto diversi, anche per via della composizione dell'impasto fatto in prevalenza di silice, da quelli degli altri popoli antichi. Forse ciò accadde perché i deserti egiziani contengono in abbondanza molto sale e sabbia pura (silice) e qualcuno dovette scoprire che, sottoponendo entrambi al calore si formava il vetro, e di seguito che mischiando l'argilla con i componenti del vetro - soda e silice - si otteneva uno smalto che formava un corpo unico con l'oggetto d'argilla. Per colorare questo composto usavano cobalto e rame o manganese. Prima era uso comune a molti popoli di levigare il pezzo per diminuirne la porosità e renderne piacevolmente lucida la superficie. Il pezzo a durezza cuoio veniva strofinato con una pietra o un osso. Anche voi lo potete fare con un sasso ben levigato o un pezzo di plastica liscio, come il dorso di uno spazzolino, oppure con le dita incominciando prima che diventi a durezza cuoio. Il maggior fulgore della ceramica egiziana si raggiunse con la produzione di oggetti rivestiti di una particolare a vernice turchese e l'introduzione di un gran numero di smalti colorati. Oltre alle numerose forme per uso pratico e funerario, come i vasi per contenere le viscere dei morti, venivano costruite statuine che nell'aldilà avrebbero dovuto aiutare i defunti a svolgere le mansioni più difficili.


GRECIA
La caratteristica della ceramica greca è di aver attribuito ad ogni forma una funzione per le tante esigenze della vita quotidiana. La ricerca delle forme era molto accurata ed era strettamente in relazione alla sua funzionalità. I recipienti più conosciuti sono l'anfora e i crateri. L'anfora, di cui esistevano diversi modelli, era ornata da due manici ed aveva il collo stretto, come tappo si metteva la pece o il sughero. A volte terminava a punta di modo che si potesse infilare nel terreno. Serviva a contenere il miele, il vino e l'olio ed era usata come unità di misura dei liquidi. I crateri invece servivano a contenere la miscela di acqua e vino (tre parti di acqua e una di vino) da servire nei banchetti.. Erano grandi vasi profondi con una bocca larga e ne esistevano di quattro tipi. Poi c'erano i vasi per i profumi, per gli unguenti destinati agli atleti, vasi per il trasporto dell'acqua dai pozzi, vasi per tenere in fresco il vino, vasi per bere e mangiare. L'ampia gamma delle forme nei vasi , l'eleganza e la raffinatezza si spiegano considerando i costumi, gli ideali e l'anima del popolo greco e della sua concezione di vita ultraterrena. I vasi che servivano alla vita quotidiana avevano anche una funzione religiosa in un legame ideale della vita con la morte. Inizialmente il decoro della ceramica greca era essenzialmente geometrico, successivamente si rappresentarono sui vasi le scene mitologiche fino ad arrivare, nel periodo di massimo splendore, alla dinamicità della figura. La grande epoca della ceramica greca inizia ad Atene dopo il 580 a.C. con famosi vasi rossi dovuti all'argilla ricca di ferro alla quale si aggiunse successivamente la tecnica delle figure nere che segnò un mutamento perchè elevò l'artigianato ad arte con la presenza sull'oggetto della firma del vasaio responsabile della forma e dell'ideazione indicata dalla scritta "epòiesn" (lo fece) e quella del pittore indicata dalla scritta "égraphsen" (lo decorò). La tecnica delle figure nere si otteneva tracciando col punteruolo sulla superficie già levigata, asciutta e rivestita di patina, i contorni della figura che poi venivano riempiti di un secondo strato di patina. Successivamente si ottenevano i particolari interni con una punta con la quale venivano ripassati gli stessi contorni, cosi che il segno graffito facesse riapparire il colore della argilla sottostante (la patina che non è propriamente una vernice, non essendo vetrosa, bensì un'argilla liquida che contiene molto ferro che diventa nera o rossa a seconda del tipo di cottura). Infatti i vasi venivano cotti tre volte; nella prima cottura veniva immessa dell'aria, quindi più ossigeno, e la patina assumeva una colorazione rossa sul tutto il vaso; nella seconda cottura con poco ossigeno e l'introduzione di fumo, l'ossido di ferro della patina subiva una trasformazione chimica in ossido ferrico nero, la superficie assumeva una colorazione nera e diventava impermeabile soprattutto nella parte ricoperta da uno strato di patina maggiore, cioè nelle figure. Nella terza cottura si introduceva l'ossigeno così che le zone ricoperte dallo strato di patina meno spesso ritornavano rosse mentre lo strato a spessore maggiore restava nero. Nel 520 a.C. ci fu un cambiamento nel decoro dei vasi, la ricerca di una maggiore qualità artistica portò alla tecnica delle figure rosse. La superficie dei vasi veniva ricoperta di patina tranne che nella parte destinata a contenere la figura, così che le figure non venivano più dipinte nere sul fondo rosso del vaso. Questa tecnica permise di creare maggiore particolari e di dare effetto tridimensionale alle figure, evidenziando gli atteggiamenti delle stesse, la direzione dei volti, il movimento dei panneggi. La tecnica delle figure nere e rosse proseguì parallelamente per molti anni, fino a quando prese il sopravvento quella delle figure rosse. Durante il periodo di maggior splendore numerosi furono gli artisti che si distinsero. Certamente ricorderete, perché riportati in tutti i libri di storia, l'anfora con Achille e Aiace che giocano con i dadi, essa è del pittore Exekìas, il più importante, come sua è la coppa con Dioniso in barca circondato dai delfini, e con decori di tralci di uva e grappoli.

ETRUSCHI
Preso gli Etruschi la terracotta ebbe grande diffusione soprattutto nella scultura, nella produzione di maschere, di sarcofagi che riproducevano le sembianze dei morti a grandezza naturale, di vasi per uso domestico e di vasi funerari con il coperchio a forma di testa umana per custodire i visceri dei morti. Gli etruschi acquistavano dai greci le ceramiche raffinate delle quali si circondavano. La produzione della ceramica etrusca fu fortemente influenzata dalla Grecia e dalla Magna Grecia. La caratteristica della ceramica etrusca è il bucchero. Essa veniva eseguita a tornio, uniformemente nera sia all'esterno che nel corpo. Il bucchero è una ceramica a base di argille molto raffinate, a grana fine e ricche di ferro. Fragile e porosa, di colore nero o grigio scuro diventa brillante se lucidata a stecca. La si cuoceva in ambiente fumoso con assoluta mancanza di ossigeno che si otteneva chiudendo le prese dell'aria e lasciandola in mezzo al carbone che la legna produceva, la porosità dell'oggetto veniva ridotta perché si impregnava delle particelle di carbone, mentre si avveniva una trasformazione chimica dei composti ferrici rossi in ferrosi neri parzialmente vetrificati. Questo tipo di lavorazione era già stata prodotta presso altre culture ma gli Etruschi seppero portarla al massimo grado di perfezione usando argille più raffinate e ottenendo un nero più uniforme. L'apogeo della civiltà etrusca si sviluppò soprattutto a Tarquinia, Caere e Chiusi.


ROMANI
L'arte applicata dei romani si rivolse soprattutto alla lavorazione dei metalli come il bronzo e l'argento, l'oro alle pietre semi preziose e preziose e questo influenzò anche il decoro delle ceramica che si indirizzo verso la decorazione a rilievo come imitazione della lavorazione dei metalli. Ad Arezzo ebbe iniziò tra la fine del I secolo e l'inizio del II quella che è considerata la migliore produzione della ceramica romana la " terra sigillata ". Nacquero diverse fabbriche che producevano i pezzi in serie e con basso prezzo. Era uso in queste fabbriche, marcare nel fondo l'oggetto con una bolla a forma di targhetta o a volte con la sagoma della pianta del piede per questo ci sono arrivati i nomi dei capo fabbrica e degli schiavi esecutori di cui le fabbriche si servivano. La terra sigillata è una ceramica povera di calcare a grana finissima ottenuta per decantazione dell'argilla, compatta e contenente molto ferro. La sua particolarità è data dal rivestimento costituita da una patina di argilla sottile , a sua volta ottenuta per decantazione ed applicata immergendo l'oggetto nella stessa , questo permetteva di ottenere una superficie abbastanza levigata con tipico colore rosso corallino. Le forme venivano eseguite a tornio o mediante pressione su uno stampo di terracotta, il collo i manici venivano applicati successivamente per mezzo di barbottina. "Terra sigillata" deriva appunto dall'uso che si faceva dello stampo che era chiamato sigillum, mentre gli schiavi esecutori erano detti sigillatores.


ISLAM
L'uso di rivestimenti, come la maiolica, si diffuse in Italia a partire dal Medioevo, per mezzo dei contatti che si ebbero con i popoli Arabi. L'origine delle nostre ceramiche è quindi da collegare agli Arabi dal punto di vista della tecnica. Dalle civiltà Greca e Romana deriva invece il nostro gusto per quello che riguarda la forma ed il disegno. Il popolo Arabo entra nella storia per opera di Maometto, il grande unificatore religioso e politico la cui dottrina viene trattata nel Corano. Esso non contiene solo principi religiosi, ma anche indicazioni politiche e sociali. Dopo la morte di Maometto gli Arabi iniziarono una grande espansione che li portò a conquistare moltissimi territori entrando così in contatto con i popoli del medio oriente. Sempre sulla base delle indicazioni contenute nel Corano, gli Arabi, oltre ad imporre ai popoli conquistati l'uso della lingua araba, ne modificarono e uniformarono gli usi ed i costumi. Nel campo della cultura si verificò la stessa azione livellatrice, che influì fortemente per un lungo arco di tempo non solo sui vasti territori conquistati ma anche sulle espressioni artistiche di altre civiltà. La civiltà islamica tenne in particolare considerazione le arti applicate (ceramica, tappeti, miniature) ed ebbe il merito di condurre fino alla perfezione le ricerche tecniche nell'arte della ceramica il cui uso trova forte impiego nell'architettura, soprattutto nelle costruzioni monumentali e nelle moschee. La ceramica viene utilizzata come rivestimento di cupole, portali, pareti e pavimenti mediante l'applicazione di piastrelle decorate, in ciò favorita dal fatto che la pittura e la scultura vengono considerate inutili. La religione Musulmana considera infatti effimere le manifestazioni della natura e quindi non riproducibili. Il genere nel quale si distinse l'arte islamica fu la decorazione, in contrapposizione alla riproduzione di immagini, ripudiate dalla religione musulmana specie se di tipo realistico e sacro, incoraggiando così la naturale tendenza del popolo arabo all'astrazione. Vengono preferiti i motivi decorativi stilizzati, gli arabeschi, con i quali ricoprono intere superfici ripetendoli e variandoli all'infinito, ma sempre secondo tre tipologie principali; vegetali (motivi floreali), calligrafici (cioè l'uso della scrittura come motivo ornamentale), geometrici (poligoni, scacchiere ecc…). Le variazioni e le ripetizioni continue servono anche a far perdere valore al motivo originale affinché lo spettatore non sia attratto dal particolare, ma dall'insieme. Dal popolo Persiano gli Arabi hanno ereditato il gusto per il decoro fastoso, mentre il contatto con gli Egiziani, che conoscevano l'uso degli smalti, li portò al perfezionamento del "lustro". Il lustro è una delle più raffinate tecniche decorative della ceramica islamica. E' una decorazione che si ottiene su un oggetto già cotto, invetriato e impermeabilizzato. Con un pennello si applicava sull'oggetto un impasto formato da terra refrattaria cotta, ossidi e sali di alcuni metalli come il rame, il manganese, il cobalto ed il ferro, amalgamata con acqua o aceto. Si rimetteva in forno a bassa temperatura, circa 650° C, a contatto diretto con la fiamma, con gli oggetti disposti in modo da consentire al fumo di circolare senza intralcio. La produzione di fumo diminuiva l'ossigeno permettendo la trasformazione degli ossidi in metallo. Il metallo, finemente diviso, si incorporava all'invetriatura. Dopo la cottura si asportava la crosta di terra refrattaria ottenendo effetti di iridescenza di vario colore a secondo del tipo di metallo usato. Le ceramiche "lustrate" arrivarono nel bacino del mediterraneo attraverso le rotte del commercio Arabo e Cristiano, aperto dalle repubbliche marinare e dalle crociate, ed influenzarono significativamente la produzione italiana di ceramiche del Medioevo. Tra i tanti tipi di ceramiche prodotti nel tempo dagli arabi si segnala quella del "bianco e blu" con disegni sotto vernice. Sembra che i Cinesi avessero adottato il "bianco e blu" nella porcellana dalla Persia. Marco Polo portò i "bianchi e blu" Ming in Europa nel XV secolo ed essi divennero articoli commerciali di successo stimolando i ceramisti a realizzare una superficie liscia come quella della porcellana. Lo smalto che contiene stagno (stannifero), studiato dagli Arabi a questo scopo, si diffuse al nord attraverso la Spagna e giunse nell'Italia rinascimentale dove costituì la base della maiolica. Gli Arabi infatti introdussero nella Spagna, da loro conquistata, l'uso del rivestimenti vetrosi, arricchiti con l'aggiunta degli ossidi e lì trovarono grandi quantità di stagno, essenziale per ottenere lo smalto stannifero, cioè la maiolica in uso in oriente. L'introduzione dello stagno condizionò il modo di fare ceramica, in uso anche attualmente. Quando i cristiani rioccuparono i territori della Spagna, nacque lo stile "mudejar" che fuse lo stile moresco con quello occidentale. Iniziò una produzione di ceramiche con motivi araldici e stemmi di città o di famiglie nobili. Queste ceramiche furono apprezzate anche fuori della Spagna ed in particolare presso la corte e gli ambienti alto borghesi. I mercanti toscani le portarono nella loro regione, ordinando forniture marcate con gli stemmi delle famiglie, avviando così un processo che influenzerà notevolmente la maiolica italiana contemporanea.

LA MAIOLICA IN EUROPA
Quando si parla dell'arte della ceramica si fa riferimento alle decorazione dei vasi che non è solo pittura ma anche incisioni, puntinature, graffiti, intagli, intarsi, stampigliature, rilievi, applicazioni, metodi diversi di cottura o impasti particolari, ma per raccontare la storia della ceramica si fa riferimento alla produzione delle stoviglie e in genere del vasellame come facilmente potete rendervi conto sfogliando un libro d'arte sulla ceramica. Le conoscenze tecniche e lo stile decorativo della ceramica araba si impresse in tutta l'arte spagnola. Quando la Spagna venne riconquistata dai cristiani gli arabi abbandonarono Granada e si trasferirono a Valencia ed in particolare nella città Manines. Queste città insieme a Paterna, altra città della Valencia, divennero centro di produzione della ceramica. Esse producevano una terracotta ingobbiata dipinta di viola e verde e più tardi di blu cobalto ed è qui che i soggetti delle decorazioni incominciano ad allontanarsi dai modelli arabi conservando però le conoscenze tecniche e i metodi di lavorazione. Inizia qui quindi la fase di passaggio tra la ceramica islamica e quella europea, centri dove più significativamente avvenne questo passaggio furono Malaga, Granada, Murcia, Almeria, Paterna e Manines. Tra le tecniche più significative ci sono la cuerda seca ed il lustro o riflesso metallico. Il lustro nacque a Malaga esso era ottenuto preparando vernici trasparenti con sali di metallo, tali vernici venivano passate sulla superficie dipinta dell'oggetto che poi veniva e messa a cuocere in muffola, che isolava gli oggetti dal materiale combustibile. Variando il tipo e la quantità dei metalli nelle composizione delle miscele si ottenevano effetti diversi: giallo-oro, giallo-ottone, rosso-rame. rosso-rubino ed pochi altri. Questa tecnica trovò applicazione in Italia soprattutto presso le botteghe di Deruta e di Gubbio (quattrocento). La tecnica della cuerda seca era impiegata soprattutto per la produzione di piastrelle da rivestimento. Anche le piastrelle maiolicate quelle che ancora oggi usiamo per abbellire le nostre case sono nate in Spagna. Loro le usavano per rivestire i palazzi e per adornare le case, questo modo di usarle è però nato in Persia, e continua ancora nei paesi islamici ( le mosche ne sono un esempio), dove venivano usate mattonelle smaltate policrome. La tecnica della cuerda seca consisteva nel tracciare un disegno sulla superficie da decorare servendosi di una corda colorata da una mistura di zolfo e manganese con l'aggiunta di grasso (che si sarebbe volatilizzato durante la cottura), dopo di che si inseriva negli spazi cosi delineati smalti di colori diversi: blu, verde giallo, miele, bianco e bruno che in questo modo non si mescolavano tra di loro. A Valencia con la tecnica del lustro ispano moresco si forgiavano soprattutto oggetti di uso decorativo che nel tardo medioevo si diffusero nelle case nobili dell'Europa. Solo più tardi per maiolica si intenderà tutta la terracotta smaltata, per un lungo periodo iniziale infatti il termine è usato per disegnare i lustri spagnoli con specifico riferimento, sembra, a quelli che arrivavano in Italia da Valencia importati da navi di Maiorca da cui il termine maiolica. Ma altri pensano che il termine maiolica deriva da "terra di Melicha", usato dagli spagnoli per indicare le ceramiche di Valencia alla maniera di Malaga. Per maiolica si intende una ceramica a pasta porosa, ricoperta da uno smalto a base di stagno, sul quale si dipingono i motivi ornamentali. L'oggetto viene immerso in bagno da cui si ottiene una copertura bianca che nasconde completamente il colore dell'argilla sottostante. Dopo una prima essiccazione, si passa alla decorazione e quindi alla cottura che avviene a una temperatura di 850°- 950° in forni i cui pezzi sono posti all'interno di cassette e cioè al riparo dal diretto contatto con la fiamma. La maiolica nacque dalla ricerca dei ceramista di creare un fondo bianco che sul quale dipingere una decorazione che avesse dei colori luminosi e evidenti. Lo smalto stannifero fu la soluzione al problema poiché forniva una copertura bianca ed impermeabile. Le prime ceramiche a vernice stannifera furono prodotte in Italia copiando la produzione spagnola di Paterna. Queste ceramiche fecero la loro comparsa in molte zone di Italia e vengono chiamate di "stile orvietano" perché in questa città ne sono state trovate numerose prima che dalle altre parti. La vernice stannifera su questi antichi reperti copre solo la zona decorata; sulla restante parte e stesa la più comune vernice a piombo. Questa ceramica si ritrova in Toscana , a Siena e Firenze, in Emilia e nel Veneto. Gli storici dicono che fu la Toscana ad avere dal quattrocento in poi un ruolo importante nell'evoluzione della tecnica della maiolica , soprattutto da Firenze sembra provenga la prima maiolica propriamente detta e che nella stessa città sia avvenuto il passaggio dalle forme gotiche a quelle rinascimentali, e che contemporaneamente a Faenza, città della Romagna, invece lo sviluppo della produzione della maiolica assunse un ruolo primario favorito dal mecenatismo della famiglia Manfredi che detenne il potere signorile sin primi decenni del de XIV a tutto il XV secolo. Prima dell'introduzione e dello sviluppo della maiolica in Italia la situazione della ceramica italiana era questa. Si producevano oggetti di terracotta coperti da una di vernice all'ossido di piombo. Questa vernice rendeva gli oggetti impermeabili cioè adatti a contenere liquidi. Quando la vernice era colorata con ossido di rame la superficie degli oggetti si presentava di colore verde, quando veniva colorata con ossido di manganese si presentava di colore bruno o giallo. Questa tecnica ebbe diffusione fino ed oltre la comparsa della maiolica. Verso il 400 fece la sua comparsa una tecnica nuova: l'ingobbio, premessa della nascita della maiolica. La superficie degli oggetti veniva coperta da uno strato terroso bianco.Esso veniva graffito o dipinto oppure dipinto e graffito contemporaneamente e rivestito da uno strato di vernice impermeabile detta "cristallina". Essa ebbe molta diffusione nell'Italia centro meridionale fino al XVII finchè la maiolica non prese il sopravvento. Essa viene chiamata anche "bianchetto" o "mezza maiolica". La ceramica graffita era ottenuta immergendo l'oggetto di argilla in una terra bianca diluita, la quale una volta secca, costituiva appunto l'ingobbio. Con una punta , poi, il ceramista incideva questo terra eseguendo un disegno. Il pezzo era poi passato a pennello con colori ossidi metallici polverizzati e sciolti per essere infine ricoperto con la vetrina piombifera ed essere messo in forno a 900 gradi. I colori erano dati dall'ossido di ferro dal giallo al bruno, dal verde ramina, dal blu cobalto e dal viola di manganese e giallo di antimonio. L'origina di questa tecnica è antica, risale ai greci; ma il suo uso non fu continuativo per cui è stata persa e poi ritrovata come spesso accade nelle tecniche artigianali. Per scrivere dello sviluppo della maiolica bisogna fare riferimento alle fabbriche, alle botteghe artigiane e agli artisti maiolicari in un elenco molto vasto di nomi e di date. Mi limiterò perciò, scrivere delle caratteristiche principali a partire dal quattrocento fino all'ottocento seguendo la catalogazione che Gaetano Ballardini ceramista faentino ha fatto riferendosi alle decorazione di ceramica dividendola, in "famiglie", catalogazione molto usata nella stesura dei libri che parlano dell'arte della ceramica, per darvi una panoramica ampia degli stili relativamente anche all'epoca storica di cui erano rappresentanti. Naturalmente nel corso dei secoli ci furono cambiamenti, così come avvennero in letteratura ed in altre forme d'arte, nei temi decorativi, nei colori degli smalti e nelle forme. Cambiamenti di stili influenzati da diversi fattori tra cui la qualità della argilla, perché ogni bottega o fabbrica usava quella della città di appartenenza, dalle nuove conoscenze tecniche, dall'ingegno proprio dell'artista, dagli avvenimenti sociali, culturali, religiosi e bellici. Per quanto riguarda i motivi ornamentali una grande influenza ebbero le ceramiche provenienti dalla Cina con la quale si praticavano intensi traffici commerciali. Alcuni stili sono durati pochi ed alcuni hanno convissuto con altri, come alcuni sono durati a lungo. Molte forme ancora si riproducono perché rimaste nella tradizione. Tra le forme che sicuramente vi saranno familiari vi ricordo quelle dei vasi destinati alla farmacia, questa forma apparve verso la fine del XV come una forma nuova. Questi vasi destinati a contenere sostanze solide o grasse sono chiamati "albarelli". Pare che essi derivano da una porzione di canna di bambù, tagliata fra nodo e nodo in maniera da ricavarne un recipiente chiuso alla base e aperto al colmo, per contenere spezie o altri prodotti vegetali spediti dall'oriente. Il nome albarello deriva appunto dal termine arabo "el barain" Altri recipienti che ancora vengono riprodotti e destinati alla farmacia sono i mortai, i boccali e le brocche. Negli altri paesi dell'Europa invece la maiolica si sviluppa più tardi. Essa venne portata dall'emigrazione dei maiolicari italiani, sotto la spinta di avvenimenti storici. Infatti fino al Cinquecento i regnanti d'Europa acquistano le maioliche direttamente dalle botteghe di Faenza e Urbino. Naturalmente questi portarono lo stile italiano ed una impronta fortemente personale alle fabbriche che nacquero volute dai vari governanti e alle quali venivano dati molti privilegi. Persino la Spagna subì l'influenza dello stile italiano, portato dal pisano Francisco Niculoso. Mentre lo sviluppo della maiolica si estendeva in Inghilterra e Germania ci furono due importanti scoperte. In Germania, non si conosce esattamente la data, si scopre il grès. Esso è una ceramica non porosa , molto dura, refrattaria, che si cuoceva a temperature superiori ai 1000° che la rendevano impermeabile all'acqua anche senza rivestimento Furono prodotti con questo materiale, che si estraeva nelle terre bagnate dal Reno, dei vasi molto resistenti e di seguito anche vasellame che ne determinarono il suo se pur lento sviluppo a partire dal 1400. La fabbricazione del grès della Renania avveniva con l'aggiunta in forno del sale da cucina. Il sodio presente nel sale alle elevate temperature formava un film vetroso di silicato sodico mentre il cloro evaporava. In Inghilterra venne scoperta la terraglia o maiolica fine inglese usando l'argilla chiara della contea di Devonshire. Il suo uso iniziò intorno al 1725 ad opera di John Astbury che ottenne una terra bianca con l'impiego di argilla chiare e di silice calcinata. Di seguito il vasaio Enoch Booth scopre il modo di ricoprire il biscotto fine con vernice di piombo e di silice polverizzata. Ma il vero ideatore della ceramica color crema inglese è considerato Thomas Whiendon. Egli fece parecchi ritrovamenti tra cui l'"agatte" che è un rivestimento che imita l'agata e la terra "tartarugata". Nel 1749 riesce ad ottenere la vera e propria maiolica fine. A partire dall'anno 1750 la terraglia inglese inizia un veloce sviluppo. In Italia la terraglia inglese ebbe grande successo favorita anche dalla moda di imitare gli inglesi. A Faenza nella fabbrica della famiglia Ferniani nacque la prima produzione italiana di terraglia. Con la scoperta della terraglia nascono l'applicazione di criteri industriali che semplificano e accelerano la produzione, abbassando i prezzi anche perché il costo della decorazione a decalcomania (transfert print) era bassissimo. Ciò porterà alla fine della maiolica come produzione industriale.

LA MAIOLICA IN ITALIA
Le famiglie
Fu nel rinascimento che la ceramica raggiunse notevoli risultati tecnici che portarono a forme e decorazioni nuove. Questi risultati erano frutto del lavoro di generazione che si trasmettevano gelosamente dal padre al figlio. I maestri custodivano le tecniche segrete con le quali realizzavano le nuove decorazioni "a lustro", "alla porcellana" e allo smalto berettino. I vasai erano tenuti a non rivelare i segreti della bottega ma verso la metà del cinquecento si stampò il libro "De la pirotecnica"di Vannoccio Biringuccio, dove erano descritte le fasi necessarie per fabbricare gli oggetti di ceramica e di seguito furono pubblicati "Li tre libri dell'arte del vasaio" di Ciprano Piccolpasso. In essi c'era la descrizione dei metodi che erano in uso nelle fabbriche di maiolica, illustrate con in disegni degli strumenti necessari alla realizzazione dell'oggetto con tutte le fasi di lavorazione per realizzare l'oggetto dalla raccolta della terra alla cottura. L'argilla era ricavata dal letto dei fiumi o da giacimenti minerari. La prima è più molle e fine, la seconda secca. La terra ricavata presentava comunque detriti di diverso genere (organici ed inorganici) perciò veniva depositata in appositi bacini e sottoposta a molti lavaggi che permettevano di togliere le impurità . Di seguito decantata in vasi ampi con bocche larghe che permettevano l'evaporazione di parte dell'acqua contenuta nell'argilla. La fase dell'essiccazione era la più delicata perché un'eccessiva prosciugamento ne avrebbe tolto plasticità necessaria a dare la forma . Dall'impasto cosi ottenuto si staccavano delle palle da lavorare al tornio o da modellare entro stampi. Il tornio era interamente in legno, era formato da un asse verticale con due dischi agli estremi; il disco superiore era piccolo e serviva come base della terra da plasmare; quello inferiore era più grande. Il movimento al tornio veniva dato dal piede sul disco inferiore ad una velocità costante e regolare. Una volta terminati gli oggetti erano rifiniti con appositi strumenti di legno . I manici, i colli lunghi , ed altri ornamenti erano lavorati a parte e applicati con la barbottina quando mantenevano la forma. Gli oggetti che non si potevano foggiare con il tornio si costruivano con gli stampi apribili in due parti. Nel quale veniva compressa la lastra di argilla affinché prendesse la forma, quindi si lasciava asciugare finche non si staccava dalle pareti dello stampo. Di seguito veniva esposto all'aperto per terminare l'essiccazione. Il forno era in mattoni con dei buchi nella parte alta per lasciare uscire il fumo. Gli oggetti veniva cotti fino ad una temperatura massima di 900° per una buona riuscita del biscotto era necessario mantenere costante la temperatura. Sul biscotto veniva steso una base di smalto stannifero e le decorazione eseguite con pennelli di peli di asino, dopo di che veniva coperto con una vetrina trasparente e sottoposto ad una seconda cottura.

Le "famiglie" della ceramica di Gaetano Ballardini
Stile severo
L'inizio del quattrocento è caratterizzato dallo "stile severo". Le decorazione di questa "famiglia" sono in preferenza con motivi vegetali o stilizzati che risentivano dello stile orientale, con colori verde e bruno. Alla meta del secolo i cambiamenti che avvengano in architettura fanno nascere interesse per la casa e l'arredamento ed in generale per ogni fenomeno d'arte: Nasce la modo del collezionismo.

Famiglia verde
per l'uso quasi esclusivo di un verde (ottenutodall'ossido di rame) che contorna figure di animali o di uomini. (1425-1450) (la famiglia verde e la famiglia a zaffera a rilievo sono quasi contemporanee). Esse costituiscono il vanto della ceramica toscana.

Famiglia zaffera in rilievo (1430-1460)
la parola zaffera deriva dall'arabo safra cioè cobalto, minerale da cui si ricava il color turchino. In Italia la zaffera, silicato di ossido di cobalto veniva applicato con abbondanza, entro il disegno tracciato con il bruno manganese, cosi da far apparire le figure di blu lucente, in rilievo sul piano dello smalto. I disegni rappresentano la natura compresa la figura umana che viene posta al centro e circondata fiori, foglie, uccelli, elementi araldici, ecc. Questo modo di comporre il disegno diverrà col tempo uno dei modi principali di decorare la ceramica.

Famiglia italo-moresca

si caratterizza per l'uso del giallo.(1450-1480 I vasai italiani non conoscevano il segreto del lustro delle ceramiche spagnole perciò cercarono di imitarle usando il manganese e colorando le superfici in giallo-arancione. Il motivo decorativo l è costituito da piccole foglioline e tralci che ricoprono quasi l'intera superficie del vaso, questa è una caratteristica della produzione soprattutto toscana (Montelupo).

Famiglia gotico-floreale
prende il nome da forme decorative che fanno riferimento alle miniature gotiche (1460-1490).

Famiglia a occhio di pavone (1460-1495)
l'occhio del pavone è la parte finale della penna del pavone che per i popoli dell'oriente è simbolo della vita eterna e dell'immortalità dell'anima (1460-1495). Ceramiche policromatiche faentine di notevole effetto nate quando a seguito della conquista dei turchi Ottomani di Costantinopoli si interruppe il commercio con i mercati orientali e quindi erano scarse le importazioni di ceramiche, stoffe, oggetti preziosi decorati con motivi ad occhio di pavone mentre la richiesta continuava. Forse ciò spinse molti artisti ad imitare questa decorazione per sopperire alle richieste.

Famiglia a palmetta persiana
imitazione dei disegni dei tappeti persiani.(1475- 1500) Il suo motivo è formato da uno stelo verticale con foglie e otto petali stilizzati (pavimento della cappella dedicata a San Sebastiano nella basilica di S. Petronio a Bologna.

Famiglia delle grottesche
riproduzione di figure umane e animali mostruosi.

Famiglia della porcellana

in numerose citta italiane (Urbino, Pesaro, Faenza, Momtelupo) si copiavano i motivi ornamentali della porcellana cinese: i rami di pruno, gli uccelli di aspetto esotico e i rametti di giunco.

Famiglia dell'istoriato

alla fine del quattrocento e inizio del cinquecento sull'onda della grande arte rinascimentale ci furono profondi cambiamenti nei motivi decorativi delle ceramiche favoriti dalla diffusione della stampa e la produzione di libri sacri illustrati e di classici latini, ciò diede modo ai maiolicari italiani di avere a disposizione dei modelli da ricopiare sulle maioliche. La figura umana diventa protagonista. Al centro dei vasi o dei piatti si riproduceva una scena mitologico o storica. Fu in questo periodo che nacque la figura del pittore-vasaio che aveva il compito di dipingere i vasi prodotti dagli artigiani. Questi grandi piatti, erano utilizzata dai pittori come una tela da dipingere essi divennero molto di moda. La loro bellezza ed il costo ne sconsigliavano l'uso tanto e che in pratica molli di questi piatti nacquero con i fori sul retro per essere appesi al muro. Un altro fenomeno che caratterizzo questo periodo fu il mecenatismo. La protezione dei potenti, come ad esempio i Gonzaga, i Medici, papa Giulio XI , per la maiolica in generale, permise ai ceramisti, liberati dal dover produrre per sostenersi, la sperimentazione soprattutto per inventare nuovi smalti La grande richiesta da parte dei ceti elevati delle ceramiche istoriate portò a riprodurre in copia uno stesso soggetto. Alla fine del quattrocento, le città di Faenza e Urbino assunsero un'importanza internazionale per i suoi prodotti ceramici. In particolare, le maioliche istoriate faentine furono commercializzate ovunque, in Italia ed in Europa. Non solo, ma ben presto ceramisti faentini lasciarono Faenza ed andarono in altri centri italiani ad aprire botteghe specializzate nell'istoriato, forse per trovare più spazio nel mercato.Il colore più usato fu il blu in tantissime gamme. Le maioliche istoriate, per la lunga lavorazione, l'eccessivo costo e la difficoltà a comprendere il significato delle scene rappresentate , bene presto uscire di moda. Le città di Deruta e Gubbio divennero famose per la tecnica del lustro metallico applicato in terza cottura (a terzo fuoco).

Famiglia delle belle
riproduzione di volti umani e in special modo di donne belle e prosperose.

Famiglia stile bello
verso il XVI sec. le decorazioni si rifacevano a motivi rinascimentali ed avevano l'effetto di un quadro. All'inizio del cinquecento avviene il passaggio allo stile italiano. Si abbandonano lentamente i temi orientali. I ceramisti ne sviluppano di personali ideando una ricca varietà di nuovi ornamenti partecipando così al rinascimento italiano. Fu in questo periodo che nacque il gusto di abbellire le case appendendo i piatti al muro e ciò favorì la scelta di dipingere le figure o le scene al centro del piatto.

Famiglia stile fiorito
trofei, fogliame e ghirlande disegnate al centro dell'oggetto con colori forti come il giallo, il verde, il violetto ed il blu.

Famiglia delle raffaellesche
si copiavano i soggetti degli affreschi ideati da Raffaello per le logge vaticane.